Ezio Maria Caserta, una ricca eredità Il drammaturgo e regista teatrale veronese deceduto a causa di un incidente stradale

Forse è poco noto ma il Pantheon Ingenio Claris nel Cimitero monumentale, tra i tanti nomi illustri della creatività scaligera, accoglie anche le spoglie di Ezio Maria Caserta (Verona, 28 settembre 1938 – Verona, 27 luglio 1997), drammaturgo, regista teatrale, poeta nonché fondatore e direttore del Teatro Scientifico-Teatro Laboratorio. Prolifico ed irrequieto nella sua ricerca (soprattutto spe-rimentale, etnica, antropologica), morì dopo tre giorni di coma causato dal suo scontro in bicicletta con un’auto, mentre stava recandosi nella stazione ferroviaria di Porta Nuova per raggiungere in treno Roma. Alla sua figura d’intellettuale rivolto a personaggi, dilemmi ed argomenti contempora-nei troppo prematuramente scomparso, nel novembre 2013 il Comune di Verona ha intitolato il campo giochi tra le vie Pergolesi e San Felice Extra, alla presenza della stessa vedova Giovanna Gianesin (in arte Jana Balkan, come da “battesimo” dello stesso marito).
L’epigrafe sul loculo nell’Ingenio Claris è quasi una firma d’autentica, nonostante il futuro adot-tato, su ciò che è stato il versatile regista ed autore in rapporto anche ad una “missione” postuma: “Urlerò per le strade del cielo, disseminate fra la bambagia dei cirri, il mio disprezzo assoluto verso tutto ciò che è volgare e vile”.
Docente di Filosofia e curatore di corsi di Storia del Teatro in diverse università europee ed ame-ricane, Caserta, nel suo Teatro Scientifico-Teatro Laboratorio, ha organizzato tra l’altro il Festival internazionale “Mimo e dintorni” portando, con lusinghieri risultati di pubblico e di critica, le sue peculiarità in giro per il mondo (Parigi, New York, Budapest, Montevideo, Mosca, Città del Messi-co ecc.). I suoi lavori sono stati pubblicati pure su riviste (“Sipario”, “Ridotto”) e da Case editrici specializzate nel settore (Cenobio a Lugano, Nuova Italia a Firenze, Anteditore e Bertani a Verona, Piovan a Padova, Centro Studi sul Teatro Medioevale e Rinascimentale a Roma). Nelle sue opere e nelle sue regie, caratterizzate da una notevole capacità di analisi, affiorano spunti politici e di de-nuncia connessi all’attualità. Viene ritenuto tuttora tra i più rilevanti drammaturghi veneti per l’ori-ginalità dei soggetti e per il linguaggio rivoluzionario adottato. In ambito internazionale è stato con-siderato un maestro della pantomima, della clownerie e della Commedia dell’arte.
La produzione globale fino al tragico, quanto maledettamente insulso, incidente che fermò Caser-ta dal generare ancora innovazione teatrale, annovera ben 81 prime rappresentazioni di testi e regie tra il 1960 ed il 1997, 22 opere pubblicate ed un lascito incompiuto ed inedito che include un ro-manzo (“La grande proletaria ha steso le braccia”) ed un saggio critico (“Trent’anni di ricerca nel Veneto: 1967-1997”). Una corposa eredità di cui Verona, spesso smemorata, distratta ed ingrata, deve comunque esser fiera…

Claudio Beccalossi